Io ora sono dietro al riempimento di nuovi cassoni per l’orto per coltivare le piante autunnali e a parte il fondo fatto con tutta la legna marcia, già bella infarcita di funghi e animaletti interessanti a mangiarla, secchiate di zolle argillose e pesanti, mi trovo a dover fare i conti con la parte nutriente del terreno, in particolare il terriccio, che non basta mai. La tentazione di andare nel bosco con pala e secchiello è forte, anche quella di rimpiazzare il terriccio con gli avanzi di potatura, ma i miei sensi di ragno mi dicono che i rischi sono eccessivi.
Raccogliere il terriccio di bosco (il cosiddetto “strato di humus” o terriccio di foglia) è una pratica antica e diffusa tra gli appassionati di giardinaggio, mossa dall’idea di regalare alle piante un substrato “naturale e perfetto”. Tuttavia, prelevarlo dalla natura comporta gravi danni ecologici e presenta numerosi problemi pratici per la coltivazione. Preparare compost e terriccio in maniera artificiosa non è impossibile e con un po’ di spazio e di tempo si può avviare un ciclo interessante. Poi, vi ricordo, che oltre a comprarlo potete scambiare con altri appassionati il necessario per fare compost a ciclo continuo.
1. Etica e Impatto Ambientale
l suolo forestale e, in particolare, lo strato superficiale di humus non costituiscono una risorsa rinnovabile a breve termine, bensì un patrimonio ecologico straordinariamente fragile e lento a rigenerarsi. Per comprendere appieno la portata di questo fenomeno, occorre analizzare i fattori biologici, climatici e fisici che regolano la sua formazione e non sono pochi. La creazione dell’humus fertile, infatti, è il risultato di un processo pedogenetico che richiede un lasso di tempo lunghissimo. Per formare appena un singolo centimetro di terreno fertile nel sottobosco possono occorrere dai 100 ai 400 anni, a seconda del clima, della copertura arborea e dell’attività biologica del sito.
Il processo inizia con la caduta annuale di foglie, aghi, rametti e cortecce (la cosiddetta lettiera). Tuttavia, questo materiale non diventa terreno fertile dall’oggi al domani. Viene prima aggredito e frammentato da una moltitudine di organismi detritivori (insetti, acari, lombrichi), e successivamente demolito a livello molecolare da funghi e batteri saprofiti. Questo accumulo millenario è costantemente bilanciato dai processi naturali di consumo ed erosione. Quando l’uomo interviene asportando anche solo pochi litri di terriccio di bosco, sottrae in pochi secondi una quantità di fertilità che la natura ha impiegato secoli a costruire, creando un vero e proprio “deficit ecologico” che il bosco non riesce a colmare in tempi brevi.
La rimozione dello strato superficiale impoverisce drasticamente la riserva di nutrienti e acqua a disposizione della vegetazione originaria, alterando la microflora e compromettendo la capacità del suolo di trattenere l’umidità e prevenire il dissesto idrogeologico.
- Erosione e degrado: Rimuovere lo strato superficiale significa privare il bosco della sua protezione naturale, accelerando l’erosione del terreno causata da piogge e vento.
- Danneggiamento della biodiversità: Il sottobosco è l’habitat di innumerevoli microrganismi, insetti, anfibi e funghi essenziali per la salute dell’ecosistema forestale.
- Aspetto legale: Nella maggior parte dei paesi e delle regioni italiane, la raccolta di terra, torba o terriccio nei boschi pubblici o protetti è severamente vietata dalla legge configurandosi come un vero e proprio furto di beni ambientali.
2. Composizione Biologica
A differenza di un terriccio commerciale bilanciato, il terreno del bosco è un ecosistema complesso e “vivo” che non si adatta alla coltivazione domestica o in vaso. La spiegazione più ovvia, sebbene non ortodossa è: “quanti cavolfiore vedete fiorire in una faggeta?”, Non è una vera spiegazione, ma dovrebbe farvi suonare un campanellino in testa.
- Presenza di patogeni e parassiti: Nel terriccio selvatico abbondano uova di insetti, larve, funghi fitopatogeni e spore di erbe infestanti che, una volta portate in casa o in giardino, possono proliferare senza i loro predatori naturali e attaccare le piante coltivate.
- Equilibrio alterato: I microrganismi del bosco sono sintonizzati sulle esigenze degli alberi nativi (querce, faggi, conifere). In un vaso o in un contesto orticolo artificiale, questo equilibrio biologico salta rapidamente, portando spesso alla putrefazione delle radici.
3. Chimica del Suolo
Chimicamente, il terriccio di bosco risponde a microclimi specifici e raramente possiede i requisiti universali richiesti dalle piante comuni:
- Acidità estrema (pH): Spesso il terriccio di sottobosco (specie quello di aghifoglie) è fortemente acido. Usarlo per piante che richiedono un pH neutro o calcareo provoca un blocco nell’assorbimento dei nutrienti (clorosi ferrica).
- Squilibrio nutrizionale: La concentrazione di elementi nutritivi non è calibrata. Può essere eccessivamente ricca di azoto grezzo (per via delle foglie in decomposizione) o povera di minerali stabili, causando squilibri nella crescita della pianta.
Questo ci porta anche a diverse considerazioni sul perché non è poi così tanto saggio disboscare per creare terra coltivabile. Non che non funzioni del tutto, ma un terreno boschivo tende sempre a ritornare selvatico, pesino dopo decenni e serve di spezzare del tutto il suo ciclo rigenerativo, eliminando e sostituendo la microflora e microfauna, oltre che il tessuto dei funghi presenti, per domarlo e portarlo ad essere squallida e mezzo morta terra di campo, che altro non è che sabbia e argilla.
4. Compatibilità con la Coltivazione (In Vaso e in Giardino)
Dal punto di vista pratico e agronomico, il terriccio di bosco si rivela quasi sempre incompatibile con le esigenze di vaso e giardino:
- Compatta facilmente: Una volta inserito in un vaso e sottoposto a cicli di bagnatura e asciugatura, il terriccio di bosco tende a compattarsi drasticamente, diventando impermeabile all’acqua o soffocando l’apparato radicale.
- Drenaggio inadeguato: Spesso trattiene troppa acqua o, al contrario, quando si secca completamente diventa idrofobo (respinge l’acqua), rendendo impossibile un’irrigazione uniforme.
L’alternativa sostenibile
Se si cerca la fertilità e la struttura soffice tipiche del bosco, la scelta migliore è optare per compost certificato, terricci commerciali di alta qualità o creare un proprio cumulo di compostaggio domestico. In questo modo si ottiene un substrato sicuro, privo di patogeni e a impatto ecologico zero.
Oppure inizia un ciclo di compostaggio tu stesso usando gli scarti di cucina e gli sfalci e le potature, se hai spazio. Noterai comunque che fra compost e terriccio c’è una enorme e incolmabile differenza che richiede un costante intervento ammendante per raggiungere un risultato accettabile.