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Terriccio del bosco? Meglio evitare

Io ora sono dietro al riempimento di nuovi cassoni per l’orto per coltivare le piante autunnali e a parte il fondo fatto con tutta la legna marcia, già bella infarcita di funghi e animaletti interessanti a mangiarla, secchiate di zolle argillose e pesanti, mi trovo a dover fare i conti con la parte nutriente del terreno, in particolare il terriccio, che non basta mai. La tentazione di andare nel bosco con pala e secchiello è forte, anche quella di rimpiazzare il terriccio con gli avanzi di potatura, ma i miei sensi di ragno mi dicono che i rischi sono eccessivi.

Raccogliere il terriccio di bosco (il cosiddetto “strato di humus” o terriccio di foglia) è una pratica antica e diffusa tra gli appassionati di giardinaggio, mossa dall’idea di regalare alle piante un substrato “naturale e perfetto”. Tuttavia, prelevarlo dalla natura comporta gravi danni ecologici e presenta numerosi problemi pratici per la coltivazione. Preparare compost e terriccio in maniera artificiosa non è impossibile e con un po’ di spazio e di tempo si può avviare un ciclo interessante. Poi, vi ricordo, che oltre a comprarlo potete scambiare con altri appassionati il necessario per fare compost a ciclo continuo.

1. Etica e Impatto Ambientale

l suolo forestale e, in particolare, lo strato superficiale di humus non costituiscono una risorsa rinnovabile a breve termine, bensì un patrimonio ecologico straordinariamente fragile e lento a rigenerarsi. Per comprendere appieno la portata di questo fenomeno, occorre analizzare i fattori biologici, climatici e fisici che regolano la sua formazione e non sono pochi. La creazione dell’humus fertile, infatti, è il risultato di un processo pedogenetico che richiede un lasso di tempo lunghissimo. Per formare appena un singolo centimetro di terreno fertile nel sottobosco possono occorrere dai 100 ai 400 anni, a seconda del clima, della copertura arborea e dell’attività biologica del sito.

Il processo inizia con la caduta annuale di foglie, aghi, rametti e cortecce (la cosiddetta lettiera). Tuttavia, questo materiale non diventa terreno fertile dall’oggi al domani. Viene prima aggredito e frammentato da una moltitudine di organismi detritivori (insetti, acari, lombrichi), e successivamente demolito a livello molecolare da funghi e batteri saprofiti. Questo accumulo millenario è costantemente bilanciato dai processi naturali di consumo ed erosione. Quando l’uomo interviene asportando anche solo pochi litri di terriccio di bosco, sottrae in pochi secondi una quantità di fertilità che la natura ha impiegato secoli a costruire, creando un vero e proprio “deficit ecologico” che il bosco non riesce a colmare in tempi brevi.

La rimozione dello strato superficiale impoverisce drasticamente la riserva di nutrienti e acqua a disposizione della vegetazione originaria, alterando la microflora e compromettendo la capacità del suolo di trattenere l’umidità e prevenire il dissesto idrogeologico.

  • Erosione e degrado: Rimuovere lo strato superficiale significa privare il bosco della sua protezione naturale, accelerando l’erosione del terreno causata da piogge e vento.
  • Danneggiamento della biodiversità: Il sottobosco è l’habitat di innumerevoli microrganismi, insetti, anfibi e funghi essenziali per la salute dell’ecosistema forestale.
  • Aspetto legale: Nella maggior parte dei paesi e delle regioni italiane, la raccolta di terra, torba o terriccio nei boschi pubblici o protetti è severamente vietata dalla legge configurandosi come un vero e proprio furto di beni ambientali.

2. Composizione Biologica

A differenza di un terriccio commerciale bilanciato, il terreno del bosco è un ecosistema complesso e “vivo” che non si adatta alla coltivazione domestica o in vaso. La spiegazione più ovvia, sebbene non ortodossa è: “quanti cavolfiore vedete fiorire in una faggeta?”, Non è una vera spiegazione, ma dovrebbe farvi suonare un campanellino in testa.

  • Presenza di patogeni e parassiti: Nel terriccio selvatico abbondano uova di insetti, larve, funghi fitopatogeni e spore di erbe infestanti che, una volta portate in casa o in giardino, possono proliferare senza i loro predatori naturali e attaccare le piante coltivate.
  • Equilibrio alterato: I microrganismi del bosco sono sintonizzati sulle esigenze degli alberi nativi (querce, faggi, conifere). In un vaso o in un contesto orticolo artificiale, questo equilibrio biologico salta rapidamente, portando spesso alla putrefazione delle radici.

3. Chimica del Suolo

Chimicamente, il terriccio di bosco risponde a microclimi specifici e raramente possiede i requisiti universali richiesti dalle piante comuni:

  • Acidità estrema (pH): Spesso il terriccio di sottobosco (specie quello di aghifoglie) è fortemente acido. Usarlo per piante che richiedono un pH neutro o calcareo provoca un blocco nell’assorbimento dei nutrienti (clorosi ferrica).
  • Squilibrio nutrizionale: La concentrazione di elementi nutritivi non è calibrata. Può essere eccessivamente ricca di azoto grezzo (per via delle foglie in decomposizione) o povera di minerali stabili, causando squilibri nella crescita della pianta.

Questo ci porta anche a diverse considerazioni sul perché non è poi così tanto saggio disboscare per creare terra coltivabile. Non che non funzioni del tutto, ma un terreno boschivo tende sempre a ritornare selvatico, pesino dopo decenni e serve di spezzare del tutto il suo ciclo rigenerativo, eliminando e sostituendo la microflora e microfauna, oltre che il tessuto dei funghi presenti, per domarlo e portarlo ad essere squallida e mezzo morta terra di campo, che altro non è che sabbia e argilla.

4. Compatibilità con la Coltivazione (In Vaso e in Giardino)

Dal punto di vista pratico e agronomico, il terriccio di bosco si rivela quasi sempre incompatibile con le esigenze di vaso e giardino:

  • Compatta facilmente: Una volta inserito in un vaso e sottoposto a cicli di bagnatura e asciugatura, il terriccio di bosco tende a compattarsi drasticamente, diventando impermeabile all’acqua o soffocando l’apparato radicale.
  • Drenaggio inadeguato: Spesso trattiene troppa acqua o, al contrario, quando si secca completamente diventa idrofobo (respinge l’acqua), rendendo impossibile un’irrigazione uniforme.

L’alternativa sostenibile

Se si cerca la fertilità e la struttura soffice tipiche del bosco, la scelta migliore è optare per compost certificato, terricci commerciali di alta qualità o creare un proprio cumulo di compostaggio domestico. In questo modo si ottiene un substrato sicuro, privo di patogeni e a impatto ecologico zero.

Oppure inizia un ciclo di compostaggio tu stesso usando gli scarti di cucina e gli sfalci e le potature, se hai spazio. Noterai comunque che fra compost e terriccio c’è una enorme e incolmabile differenza che richiede un costante intervento ammendante per raggiungere un risultato accettabile.

Costruire i Cassoni per l’Orto: Guida Completa alla Scelta e Fissaggio dei Pali

Quest’anno, visto che l’anno scorso nell’orto alcune zone sono state infruttuose e mortifere a causa del terreno troppo compatto e sassoso, solo argilla praticamente dura come la pietra e per questo inadatta a piante con radici non estremamente superficiali, ho deciso che realizzerò altri cassoni, anche perchè ho abbondanza di compst e non posso usarlo tutto per ferilizzare.

La realizzazione di cassoni rialzati è una delle soluzioni più pratiche per organizzare l’orto, migliorare il drenaggio e facilitare la lavorazione del terreno. La tenuta nel tempo di questa struttura dipende gran parte da un elemento strutturale fondamentale: i pali di ancoraggio e contenimento.

Ecco come scegliere e preparare i pali per bloccare le tavole perimetrali, valutando materiali, durabilità ed ecocompatibilità. La guida è più che altro orientata a chi, come me, i materiali li recupera di terza o quarta mano e vuol capire che cosa va caricato in macchina e cosa è meglio lasciare al bidone e soprattutto che cosa poi finirà nel camino.

1. Materiali a Confronto: Legno Grezzo, Bancali e Soluzioni Alternative

La scelta del materiale influisce direttamente sulla resistenza meccanica del cassone e sull’impatto ambientale dell’orto. Non tutti i materiali sono adatti per starsene in un ambiente vivo, vuoi perchè si sgretolano, vuoi perchè intrisi di veleni che è meglio tenere lontani dall’acqua e dal cibo. Purtroppo molti materiali sono disponibili in abbondanza e bisogna capire se fanno o no al caso nostro.

Legno Grezzo (Castagno, Larice, Robinia)

  • Preparazione: I pali in massello (sezione quadrata 5×5 cm o tondi appuntiti) vanno scortecciati per evitare che gli insetti xilofagi si annidino sotto la corteccia. La parte che andrà interrata va bruciata superficialmente (tecnica della carbonizzazione superficiale o Shou Sugi Ban) o trattata con olio di lino cotto.
  • Pro: Elevatissima resistenza meccanica, estetica naturale, totale assenza di sostanze tossiche. Castagno e robinia sono ricchi di tannini naturali che rallentano la marcescenza.
  • Contro: Costo d’acquisto più elevato rispetto al materiale di recupero.
  • Tenuta e Resistenza: Eccellente (durata: 5–10+ anni a contatto con la terra umida).

Legno da Bancali (Pallet)

  • Preparazione: I morali (i blocchetti cubici o i listelli di rinforzo interni del bancale) possono essere recuperati e trasformati in picchetti. Devono essere carteggiati e tagliati a cuneo a un’estremità.
  • Pro: Economici, di facile reperibilità, ottima scelta in ottica di riciclo creativo.
  • Contro: Il legno (spesso pino o abete economico) tende ad marcire rapidamente a contatto costante con l’umidità del terreno.
  • Tenuta e Resistenza: Media/Bassa (durata: 2–3 anni). Attenzione alla compatibilità: usa solo pallet marchiati HT (Heat Treated, trattati termicamente) ed evita assolutamente quelli marchiati MB (trattati con bromuro di metile, un pesticida tossico).

Soluzioni Alternative (Profilati Metallici e Plastica Riciclata)

  • Tipologie: Picchetti in ferro d’armatura (tondini da edilizia), tubi in acciaio zincato o pali in plastica riciclata al 100%.
  • Pro: Incorruttibili, tenuta meccanica estrema, ingombro ridotto nel terreno.
  • Contro: Il metallo può surriscaldarsi d’estate o arrugginire; l’estetica è meno naturale. I pali di plastica esposti a sole e umidità possono iniziare a sfarinare e a rompersi e sarebbe meglio evitare di usarli.
  • Tenuta e Resistenza: Massima (durata: oltre 15–20 anni).

2. Tecniche di Fissaggio e Tenuta Meccanica

Per evitare che la spinta laterale della terra spanci le tavole con il tempo:

  1. Dimensionamento: Interra i pali per almeno un terzo della loro lunghezza totale (es. per un cassone alto 30 cm, usa un palo lungo 50 cm, affondando 20 cm nel terreno).
  2. Posizionamento: Posiziona i pali negli angoli interni o esterni e metti dei rompitratta intermedi lungo i lati se il cassone supera i 150 cm di lunghezza.
  3. Fissaggio: Unisci le tavole ai pali con viti da legno in acciaio inox o zincato (evita i chiodi, che tendono a sfilarsi con i movimenti naturali del legno e se si arrugginiscono diventano rapidamente molto sottili e poco affidabili).

3. Perché Evitare Compensati, Truciolari e Legni Rigenerati (MDF, OSB)

I materiali derivati dalla lavorazione industriale del legno non sono adatti per i cassoni dell’orto:

  • Bassa resistenza all’umidità: Truciolare, MDF e compensati comuni assorbono l’acqua del terreno sfaldandosi, gonfiandosi e perdendo ogni capacità portante nel giro di pochi mesi.
  • Rilascio di sostanze chimiche: Questi materiali sono assemblati con colle sintetiche, resine fenoliche o ureiche e formaldeide. A contatto con l’umidità costante, tali leganti si degradano e rilasciano composti chimici nocivi nel terreno, che rischiano di essere assorbiti dalle radici degli ortaggi destinati al consumo.

4. Gestione a Fine Vita e Riduzione degli Sprechi

Un approccio sostenibile richiede di pianificare la dismissione o il reimpiego dei materiali:

  • Pali in legno naturale: Quando si deteriorano, possono essere sminuzzati con un biotrituratore e usati come cippato per la pacciamatura, oppure lasciati decomporre nel compost.
  • Pali trattati o metallici: Se ancora integri, possono essere riutilizzati come tutori per pomodori, rampicanti o per recinzioni temporanee.
  • Scarti di taglio: Riduci gli sprechi tagliando i pali su misura fin dal principio e riutilizzando i picchetti più corti per segnare i filari di semina.

5. Come Utilizzare la Segatura Prodotta dai Tagli

Durante la costruzione dei cassoni produrrai segatura e trucioli. Non gettarli: ecco come impiegarli nell’orto:

  • Pacciamatura per Camminamenti: Spargi la segatura grezza nei camminamenti tra un cassone e l’altro per soffocare le erbe infestanti e limitare il fango.
  • Integrazione nel Compost (Fonte di Carbonio): La segatura è ricchissima di carbonio (materia “marrone”). Aggiungila a strati sottili al compostatore per bilanciare l’azoto dei residui di cucina e dello sfalcio d’erba.
  • Assorbente per Officina o Legnaia: Utilizzala per assorbire eventuali fuoriuscite di olio o grasso negli attrezzi da giardino.
  • Protezione dalle Lumache: Disposta in barriera a secco intorno ai cassoni, la segatura ostacola lo scorrimento di lumache e limacce.

Tabella Riassuntiva dei Materiali

MaterialeDurata MediaTossicità per l’OrtoCostoConsigliato Per
Castagno / Robinia5 – 10+ anniNessuna (100% Naturale)Medio-Alto o Zero*Cassoni definitivi e biologici
Pallet (HT)2 – 4 anniNessuna (Se siglato HT)Molto BassoOrti temporanei o low-cost
Pali in Ferro/Metallo15+ anniTrascurabileMedioRinforzi d’angolo indistruttibili
Truciolare / MDF / OSB< 6 mesiElevata (Resine e Colle)Basso

*Zero se hai un bosco o alberi da abbattere e da stagionare.

Guida agli ammendanti di settembre: rigenerare il terreno per l’orto autunnale e invernale

Settembre è un mese cruciale per l’orto. Io sono il classico che lascia le piante a finire la loro vita prima di estirparle, solo perchè ho la combinazione fra spazio e basse egenze, ma non si può farlo sempre. Ho alcune parti dell’orticello che vanno a ricambio rapido, perchè sono quelle che in inverno posso proteggere con le serrette di nylon e quindi devo preparare con una certa frequenza. Mentre si concludono le raccolte estive e si preparano le aiuole per le coltivazioni autunno-invernali (o, se possibile, per il riposo invernale), la priorità numero uno diventa la rigenerazione della struttura del suolo. L’estate ha ucciso quello che ha potuto fra siccità e indurimento del terreno, oltre che per via del fatto che negli ultimi anni il caldo penetra più in profondità nella terra, lessando letteralmente animaletti e semi. Ho per esempio trovato molte lumache morte sotto le zolle non tanto grandi in una zona troppo esposta al sole, zolle che erano secche ben oltre i 30 cm sotto terra…

Gli ammendanti si differenziano dai concimi minerali perché il loro scopo primario non è “nutrire direttamente la pianta”, ma migliorare le proprietà fisico-chimiche e biologiche del terreno. Inseriti a settembre, permettono alla sostanza organica e alla vita microbica di integrarsi al meglio prima dell’arrivo del gelo. Attenzione, come i concimi naturali e quelli chimici o minerali grezzi, anche gli ammendanti possono fare danni se usati sena criterio ed eccedere può causare marcimento del terreno, ce inizia a diventare fango putrescente per via della scarsità di ossigeno, dell’umidità stangante e della mancanza di microbioma ucciso dalle proprietà chimico-fisiche degli ammendanti stessi.

1. Quali ammendanti procurarsi a settembre

Per ripristinare la fertilità senza alterare l’equilibrio naturale del suolo, ci sono tanti materiali da acquistare o preparare. Nell’agricoltura professionale si usano anche molti scarti industriali come per esempio residui caseari, di vinificazione e agricoli, oltre che composti frutto di lavorazione delle bioplastiche, che altro non sono che resti di mais, latte e fibre vegetali.

  • Compost ben maturo: Ricco di microrganismi e sostanza organica umidificata. È l’ammendante universale per eccellenza. Ha il vantaggio, se fatto bene, di essere quasi terriccio e quindi le piante lo accettano senza remore e vi ringraziano.
  • Stallatico sfarinato o pellettato: Letame maturo (bovino, equino o avicolo) disidratato. Rilascia lentamente nutrienti e migliora la porosità del suolo. Problema: secco o umido puzza di sterco, usatelo con cautela sennò il vicino viene a rompere le scatole.
  • Humus di lombrico: L’ammendante biologico più pregiato. Ha una carica batterica elevatissima, un pH neutro e stimola la radicazione delle giovani piantine. Si può fare anche in giardino se si crea una vasca per lombrichi e si alimentano di continuo.
  • Cornunghia o borlanda essiccata: Ottimi ammendanti organici a lenta cessione, utili se occorre un apporto progressivo di azoto per gli ortaggi da foglia autunnali. Sono ossa, zoccoli, corna e altri scarti di lavorazione animale, con buona pace dei vegani. Anche qua, attenzione con le dosi perchè molte piante non apprezzano.
  • Bentonite o zeolite (per terreni sabbiosi o molto leggeri): Minerali capaci di trattenere l’acqua e i nutrienti evitando il dilavamento causato dalle piogge autunnali. Alleggeriscono in modo minerale il terreno, riducendo la fangosità, ma si prestano solo per aiuole e vasi per via dei costi.
  • Leonardite: Sostanza di origine fossile ricca di acidi umici e fulvici, ideale per rigenerare suoli esausti o troppo argillosi.

2. Quando applicarli a settembre

Il momento esatto dipende dal destino delle singole aiuole:

  1. Sulle aiuole per trapianti autunnali (cavoli, finocchi, porri, cicorie):
    • Tempistica: Da 7 a 14 giorni prima del trapianto o della semina.
  2. Sulle aiuole liberate a fine ciclo estivo (ex pomodori, zucchine, melanzane):
    • Tempistica: A metà/fine settembre, subito dopo la rimozione dei residui colturali secchi.
  3. In preparazione al sovescio autunnale:
    • Tempistica: Subito prima di seminare le essenze da sovescio (fava, favino, senape, veccia).

3. Come utilizzarli correttamante (Step-by-Step)

PassaggioAzioneNote pratiche
1. PuliziaRimuovere le piante estive esaurite.Tritare i residui sani per il compostaggio.
2. DosaggioCompost/Stallatico: 2-4 kg/m²
Humus di lombrico: 0,5-1 kg/m²
Ammendanti minerali/zeolite: 50-100 g/m²
Non eccedere con lo stallatico se le temperature di inizio settembre sono ancora molto alte.
3. DistribuzioneSpargere il materiale in modo omogeneo sulla superficie lavorata.Evitare di creare accumuli concentrati.
4. IncorporamentoErpicare o zappare leggermente nei primi 10-15 cm di profondità.Non interrare in profondità: la sostanza organica ha bisogno di ossigeno per decomorsi correttamente.
5. Copertura / PacciamaturaCoprire il suolo lavorato con paglia, cippato o foglie secche.Protegge la microfauna dai raggi UV e dalle prime piogge battenti.

Consiglio extra per settembre: Il “Sovescio” come ammendante vivo

Se alcune zone dell’orto rimarranno improduttive fino alla primavera successiva, il modo migliore per ammendare il terreno a costo contenuto è la semina di un sovescio autunnale:

  • Seminare a fine settembre una miscela di Leguminose (fissano l’azoto) e Brassicacee/Graminacee (strutturano il terreno con le radici).
  • In primavera le piante verranno sfalciate e incorporate nel suolo, fornendo ammendante organico fresco e a km zero.

Nota veloce su adesivanti e bagnanti

Gli adesivanti e i bagnanti sono coadiuvanti chimici aggiunti alle miscele fogliari per ottimizzarne l’efficacia.

  • Bagnanti (Tensioattivi): Abbassano la tensione superficiale dell’acqua (rompendo i legami a idrogeno tra le molecole H2O). Riducono l’angolo di contatto tra goccia e foglia, trasformando le gocce sferiche in una pellicola fluida continua.
  • Adesivanti (Fissativi): Sfruttano la presenza di polimeri, resine o catene idrocarburiche apolari che creano forze di Van der Waals o legami idrofobici con la cuticola della foglia (ricca di cutina e cere). Questo processo impedisce il dilavamento idrico.

In sintesi: il bagnante rompe la coesione dell’acqua per stendere il prodotto, l’adesivante crea un legame apolare per incollarlo alla cera della foglia.

SÌ, il compostaggio può produrre percolato, ma puoi salvarti

In molti non fanno il compost perchè banalmente pensano che puzzi. A volte è vero, ma se si composta in modo efficiente non ci sono odori e anzi, se ben mantenuto sa solo di terra e erba tagliata, non in modo spiacevole. C’è però da dire che in certe condizioni il compost può produrre un liquido maleodorante che va gestito.

Il percolato (comunemente chiamato “tè di compost” quando è gestito, o semplicemente liquido di sgrondo) è un liquido scuro che si genera durante la decomposizione. Si produce principalmente per due motivi:

  1. Eccesso di umidità: Gli scarti di cucina (come frutta e verdura) contengono moltissima acqua che viene rilasciata durante il processo e questo è normale e banalmente indispensabile, perchè troppo secco non si decompone in tempi ragionevoli e se apri la tua dispensa, ti accorgerai che è vero.
  2. Pioggia: Se il composter o il cumulo è esposto alle intemperie, l’acqua piovana attraversa il materiale e si carica di sostanze organiche. Questo da un lato porta i nutrienti disciolti nel terreno, ma dall’altro li fa infiltrare solo sotto il cumulo di compostaggio, rendendo indispensabile una sostituzione periodica della terra sottostante che va rimescolata con terra povera per evitare l’effetto cimitero (terra marcia). Ricorda che questa terra non sarà “buona” per un bel po’, quindi lasciala alle erbacce e ai vermi per un paio di anni almeno in un cumulo a parte, in attesa che i batteri facciano il loro lavoro.

Se il compost produce troppo percolato, significa che il processo è sbilanciato ed è in corso una fermentazione anaerobica (mancanza di ossigeno), che porta a cattivi odori e marciume.

Che cosa fare per rimediare e prevenirlo

Se noti del liquido che ristagna alla base del composter o una produzione eccessiva, devi intervenire subito seguendo questi passaggi:

1. Bilancia la miscela (Aggiungi “materia marrone”)

Il percolato è il segnale che il cumulo è troppo bagnato e troppo ricco di azoto (scarti di cucina verdi).

  • Cosa fare: Miscela immediatamente il compost aggiungendo abbondante materiale secco e ricco di carbonio.
  • Cosa usare: Foglie secche, pezzi di cartone non stampato, segatura, paglia o ramaglie sminuzzate. Questo materiale assorbirà il liquido in eccesso come una spugna e ripristinerà il giusto grado di umidità.

2. Rivolta il cumulo (Dai aria)

Il liquido occlude i pori del compost, togliendo ossigeno ai batteri “buoni”.

  • Cosa fare: Usa un forcone o un aeratore da compost per rivoltare energicamente il cumulo. Questo gesto fa evaporare l’umidità in eccesso e introduce l’ossigeno necessario a bloccare la putrefazione.

3. Proteggi il compost dalla pioggia

Se il tuo composter non ha un coperchio o se usi un cumulo aperto, le piogge abbondanti laveranno via i nutrienti creando fango e percolato sul fondo.

  • Cosa fare: Copri il cumulo con un telo traspirante (o un coperchio se usi una compostiera) per ripararlo dalle precipitazioni ma permettere comunque lo scambio di gas.

4. Controlla il drenaggio sul fondo

Il compost non deve mai poggiare su una superficie impermeabile (come cemento o piastrelle) senza un sistema di raccolta.

  • Cosa fare: Il composter dovrebbe idealmente poggiare direttamente sulla terra. In questo modo, i piccoli quantitativi di liquido fisiologici vengono assorbiti dal terreno e i lombrichi possono entrare facilmente. Se si trova sul cemento, devi inserire un vassoio di raccolta sotto il rubinetto di scolo.

Come riutilizzare il percolato (Se è di buona qualità)

Il liquido che fuoriesce dal compost non va buttato via, perché è una miniera di nutrienti e microrganismi benefici per le piante, a patto che non puzzi di marcio.

  • Se non puzza (odore di sottobosco/terra): È un ottimo fertilizzante liquido. Diluiscilo sempre in un rapporto di almeno 1:10 (una parte di liquido e 10 parti di acqua pulita) e usalo per annaffiare le piante del giardino o dell’orto.
  • Se puzza di uova marce o fogna: Significa che è andato a male per mancanza di ossigeno ed è pieno di batteri nocivi. In questo caso, non usarlo sulle piante: versalo nuovamente sopra il cumulo del compost dopo aver aggiunto il materiale secco e averlo rivoltato, così verrà rielaborato correttamente.

Ammendare la terra con la segatura

L’uso della segatura come ammendante è un argomento affascinante e complesso che tocca la chimica del suolo e la microbiologia. È cruciale capire la composizione della segatura per usarla correttamente in agricoltura, specialmente in un contesto biodinamico e scientifico.

Ecco la spiegazione dettagliata, concentrata sugli aspetti scientifici e pratici.


🌳 Segatura come Ammendante: Composizione e Strategie

La segatura, come tutto il legno, è composta principalmente da due polimeri complessi: la Cellulosa e la Lignina. La chiave per un uso efficace come ammendante è gestire il loro processo di decomposizione, che richiede tempo e azoto.

1. Problemi Scientifici: Lignina e Cellulosa

Sia la cellulosa che la lignina sono molecole basate sul carbonio, ma la loro degradazione nel suolo presenta sfide diverse:

A. La Cellulosa (Polisaccaride)

  • Struttura: È un polimero di molecole di glucosio. È relativamente facile da degradare per molti funghi e batteri.
  • Problema Scientifico (Il Rapporto C/N): La segatura ha un altissimo rapporto Carbonio/Azoto (C/N), spesso superiore a 300:1 (il suolo ideale è circa 10:1 – 15:1). Per scomporre la cellulosa (la fonte di Carbonio, C), i microrganismi hanno bisogno di una grande quantità di Azoto (N).
  • Conseguenza (Immobilizzazione dell’Azoto): I microrganismi “catturano” (immobilizzano) l’azoto disponibile nel suolo (N-nitrico e N-ammoniacale) per costruire i loro corpi. Questo Azoto viene temporaneamente sottratto alle piante, causando la cosiddetta “fame di azoto” o azoto-depressione, che si manifesta con l’ingiallimento e la crescita stentata delle colture.

B. La Lignina (Polimero Aromatico)

  • Struttura: È un polimero altamente complesso e tridimensionale, più rigido e resistente rispetto alla cellulosa. È ciò che conferisce rigidità al legno.
  • Problema Scientifico (Resistenza alla Degradazione): La lignina è molto più difficile da degradare. Richiede specifici funghi a marciume bianco (come Phanerochaete chrysosporium) o batteri specializzati. La sua lenta degradazione è un vantaggio per la stabilità del suolo, ma un ostacolo se si cerca un rilascio rapido di nutrienti.
  • Conseguenza (Lentezza del Rilascio): La decomposizione della lignina è il fattore limitante per l’umificazione finale. Se la segatura viene interrata prima della sua parziale decomposizione, i benefici arrivano molto lentamente.

🔬 2. Strategie di Utilizzo Efficace

Per superare la “fame di azoto” e accelerare la degradazione della lignina e cellulosa, si deve pre-compostare la segatura e arricchirla di azoto.

Strategia N°1: Il Pre-Compostaggio (Decomposizione Aerobica)

Questa è la strategia più sicura. Si tratta di avviare il processo di decomposizione prima che la segatura venga interrata.

  1. Miscelazione Azotata: Mescola la segatura con materiali ad alto contenuto di Azoto per bilanciare il rapporto C/N, portandolo idealmente a 30:1 – 40:1.
    • Fonti Comuni di Azoto: Letame ben maturo (bovino, equino), scarti di cucina freschi, fondi di caffè, urea (se si usa un approccio meno “naturale”).
  2. Inoculo Microbico: Aggiungere un po’ di compost maturo o di terreno ricco di humus per fornire i microrganismi decompositori necessari.
  3. Umidità e Rivoltamento: Mantieni il cumulo costantemente umido (come una spugna strizzata) e rivoltalo regolarmente (ogni 2-4 settimane). Questo assicura l’aerazione, fondamentale per i funghi e batteri aerobici che degradano Cellulosa e Lignina.

Strategia N°2: Applicazione in Superficie (Pacciamatura)

  • Modalità: Usare la segatura grezza come pacciamatura superficiale (max 5-10 cm).
  • Vantaggio Scientifico: La decomposizione avviene principalmente all’interfaccia tra la segatura e il suolo. L’immobilizzazione dell’azoto è confinata allo strato superiore, proteggendo le radici delle piante più in profondità dalla “fame di azoto”.
  • Correzione: Applicare Azoto supplementare (ad esempio, concimi organici liquidi o letame pellettato) sopra la segatura, per compensare quello che verrà immobilizzato.

🌿 3. Impieghi Specifici nel Contesto Biodinamico

L’approccio biodinamico (BD), basato sulla scienza spirituale di Rudolf Steiner, enfatizza la qualità del compost e il ruolo della sostanza organica come mediatore di “forze vitali”.

A. Preparati Biodinamici e Fermentazione

Nella BD, la cenere non viene vista come semplice nutriente, ma come attivatore di processi.

  • Compostaggio Potenziato: La segatura pre-compostata è un ottimo materiale strutturale per il cumulo di compost. L’efficacia è aumentata dall’uso dei Preparati Biodinamici (BD502-BD507), che agiscono come catalizzatori enzimatici e microbici. I preparati, specialmente quello di Achillea ($BD502$) e Ortica ($BD504$), aiutano a bilanciare i processi di Silicio e Calcio e a stabilizzare l’Azoto, migliorando l’umificazione della lignina.

B. Uso come Substrato

  • Letame Stalla: La segatura viene spesso usata come lettiera nelle stalle. Questo è l’impiego ideale: la segatura assorbe l’urina (ricca di Azoto) e si impregna di letame. Il risultato è un materiale pre-compostato e con un rapporto C/N già molto più equilibrato, perfetto per l’humus di lombrico o per il compostaggio BD.

C. Benefici a Lungo Termine (Humus)

L’obiettivo BD è la creazione di humus stabile.

  • Struttura del Suolo: La lignina e la cellulosa, una volta parzialmente degradate, contribuiscono in modo significativo alla formazione di sostanza organica stabile (humus). L’humus migliora l’aggregazione del suolo, la ritenzione idrica e l’efficienza nell’utilizzo dei nutrienti, elementi centrali nell’agricoltura biodinamica.

Quindi, sebbene la segatura abbia un elevato rapporto C/N che richiede gestione (la parte scientifica), attraverso il compostaggio controllato e l’uso di inoculi (la parte biodinamica), si trasforma da problema a risorsa fondamentale per la salute del suolo.

Come ottimizzare la messa a terra su un terreno molto secco e sassoso

Ottimizzare la messa a terra in un terreno molto secco e sassoso è una sfida in molto casi, poiché la resistenza del suolo in soldoni è direttamente proporzionale alla sua umidità e al suo contenuto di sali minerali. Un terreno secco e roccioso ha una resistività molto alta, il che rende difficile ottenere una bassa resistenza di terra.

Noi vogliamo che in caso di problemi la corrente si scarichi rapidamente e in maniera completa e il tempo di transito delle cariche dipende molto dalla qualità della messa a terra. Se il campo elettrico va veloce, gli elettronici di un fulmine sono lenti e prolungare i tempi significa rischiare parecchio in termini di impianti danneggiati, spesso in modo irreparabile e soprattutto di salute. Un fulmine non perdona e se i blog di creduloni ci mettono come frequente la sopravvivenza di chi prende un fulmine, beh, le statistiche reali vanno in un’altra direzione. Circa il 10% delle persone colpite da un fulmine non sopravvive. La maggior parte dei colpiti (70-80%) subisce lesioni non fatali ma spesso gravi e permanenti.

Ecco diverse strategie che puoi adottare, partendo dalle più semplici fino a quelle più complesse, per migliorare l’efficacia del tuo impianto di messa a terra.

1. Aumentare la profondità dell’elettrodo

Questa è la prima e più semplice soluzione. L’umidità del terreno tende ad aumentare man mano che si scende in profondità. Di solito non si usano picchetti lunghi in collina o in pianura, a meno di non trovarsi in un deserto, ma a volte siccità e fondamenta possono impedire alla terra di essere conduttiva in maniera soddisfacente per molti metri.

  • Tecnica: Invece di usare un picchetto di lunghezza standard (es. 1.5-2 metri), utilizzane uno più lungo (3-4 metri) o unisci più picchetti (se sono modulari) per raggiungere strati di terreno più umidi e meno rocciosi.
  • Vantaggio: Spesso è sufficiente per raggiungere la resistenza di terra desiderata senza interventi drastici.
  • Sfida: La presenza di roccia solida può impedire l’infissione del picchetto oltre una certa profondità.

2. Utilizzare più elettrodi in parallelo

Collegare più dispersori in parallelo riduce la resistenza complessiva dell’impianto.

  • Tecnica: Installa più picchetti di terra, distanziandoli tra loro di almeno il doppio della loro lunghezza (ad esempio, se usi picchetti da 2 metri, distanziali di almeno 4 metri). Collega tutti gli elettrodi con un conduttore di rame interrato. Si tratta di una procedura di sicurezza, legata all’ipotesi di una distribuzione uniforme della scarica
  • Vantaggio: Efficace per ridurre la resistenza complessiva.
  • Sfida: Richiede più spazio e più materiale. Il calcolo della resistenza totale non è una semplice somma inversa a causa delle “zone di influenza” dei picchetti, per cui una spaziatura adeguata è fondamentale. In molti casi conviene distanziare un po’ di più, se il terreno è poco secco.

3. Trattamento del terreno (Backfill a bassa resistività)

Questo metodo consiste nel sostituire o miscelare il terreno circostante l’elettrodo con un materiale che ha una bassa resistività e che trattiene l’umidità. Si tratta di una procedura faticosa e a volte costosa, dipende dalla zona e dalle strade, fondamentalmente, ma spesso è l’unica soluzione efficace.

  • Materiali:
    • Bentonite: Un’argilla colloidale che, una volta miscelata con acqua, si espande e forma un gel che assorbe e trattiene l’umidità per lunghi periodi. È una delle soluzioni più efficaci e durature. Si scava un foro, si inserisce l’elettrodo e si riempie lo spazio intorno con una miscela di bentonite e acqua.
    • Prodotti commerciali (es. Cemento conduttivo): Esistono composti chimici o miscele di cemento e materiali conduttivi (es. grafite, polveri minerali) appositamente progettati per la messa a terra. Hanno una resistività estremamente bassa e non si dissolvono nel tempo.
  • Vantaggio: Molto efficace per abbassare la resistenza di terra anche in condizioni estreme.
  • Sfida: Richiede uno scavo, spesso con mezzi meccanici e l’uso di materiali specifici.

4. Aumentare la superficie di contatto

Oltre ai classici picchetti, si possono usare altri tipi di elettrodi che offrono una maggiore superficie di contatto con il terreno.

  • Elettrodi a piastra: Si interrano piastre di rame o acciaio zincato in profondità.
  • Conduttori orizzontali (a “nastro” o “piattina”): Si interrano conduttori di rame a una profondità di circa 50-80 cm seguendo un percorso a traliccio o a stella. Questo metodo è particolarmente utile se non è possibile andare in profondità a causa della roccia.
  • Griglia di dispersione: Si crea una rete di conduttori orizzontali interrati. È una soluzione comune per grandi impianti industriali o in aree dove la sicurezza è critica, ma è applicabile anche in contesti più piccoli.

5. Irrigazione del terreno

Anche se non è una soluzione permanente e può essere poco pratica, in casi di emergenza o per test temporanei, è possibile irrigare l’area intorno al picchetto con acqua salata (soluzione al 5-10%). L’acqua riduce la resistenza, e il sale la mantiene bassa per un po’ di tempo, ma è una soluzione a brevissimo termine e non raccomandata per un impianto permanente. Il sale, inoltre, rende sterile il terreno a lungo andare e si infiltra creando macchie nei muri quasi impossibili da eleminare in modo permanente perché risale dentro le crepette e le fessure nella struttura di pietre e mattoni diventandone parte.

Considerazioni finali e avvertenze di sicurezza

  • Misurazione: Dopo aver implementato una o più di queste tecniche, è fondamentale misurare la resistenza di terra con uno strumento specifico (terrometro) per verificare se si è raggiunto il valore desiderato (solitamente inferiore a 5-10 Ohm, ma può variare a seconda della normativa locale e del tipo di impianto).
  • Normativa: Assicurati sempre che il tuo impianto di messa a terra sia conforme alle normative vigenti nel tuo paese.
  • Sicurezza: L’installazione di un impianto di messa a terra è un lavoro delicato che riguarda la sicurezza elettrica. Se non hai l’esperienza necessaria, consulta un elettricista qualificato.

Analisi rapida della messa a terra con un tester: che cosa si può dire

Effettuare un’analisi della messa a terra con un semplice tester (multimetro) può darti alcune informazioni preliminari, ma è fondamentale capire che non può sostituire la misurazione professionale della resistenza di terra, che richiede un apposito strumento chiamato terrometro (nessuno al mondo ce lo chiama, ma tant’è).

Un tester non è in grado di misurare la resistenza che il dispersore (il picchetto di terra) offre verso il terreno, che è il dato cruciale per la sicurezza. Tuttavia, puoi usare il multimetro per fare dei controlli rapidi di continuità e tensione che ti daranno un’idea della situazione.

Ecco cosa puoi analizzare con un tester e cosa indicano i risultati:

1. Test di continuità (misura di resistenza)

Questo è il controllo più utile che puoi fare con un multimetro. Verifica che ci sia un percorso elettrico integro tra la presa e il punto di messa a terra principale.

  • Come si fa: Spegni l’interruttore generale. Imposta il tester sulla funzione di misura della resistenza (Ohm, Ω) o sulla continuità (simbolo del “beep”). Collega un puntale al foro di terra di una presa e l’altro puntale al morsetto di terra principale del quadro elettrico.
  • Cosa indica:
    • Lettura molto bassa (vicina a 0 Ω): Significa che il cavo di terra è integro e ben collegato. Il circuito di terra è fisicamente continuo.
    • Lettura infinita o molto alta (∞): Indica che il cavo di terra è interrotto, scollegato o presenta un contatto precario. È un problema grave che rende il circuito di terra inefficace.

2. Misura della tensione (in AC – corrente alternata)

Con il tester puoi verificare la presenza di tensione tra i vari poli della presa.

  • Come si fa: Imposta il tester sulla misura di tensione alternata (ACV).
    • Fase-Neutro: Dovresti misurare la tensione nominale di rete (es. 230V).
    • Fase-Terra: Dovresti misurare una tensione molto simile a quella tra fase e neutro (230V).
    • Neutro-Terra: Questa è una misurazione molto importante. La tensione misurata dovrebbe essere il più vicino possibile a zero Volt (idealmente 0-2V).
  • Cosa indica il valore Neutro-Terra:
    • Valore molto basso (< 5V): Normale. La tensione tra neutro e terra è dovuta a piccole cadute di tensione sul cavo neutro.
    • Valore alto (> 5-10V): Potrebbe indicare un problema di dispersione di corrente, una connessione del neutro difettosa, o un sistema di terra con alta resistenza.

Limiti e conclusioni

I test con il multimetro ti permettono di verificare che il cavo di terra sia presente e collegato correttamente, ma non ti dicono nulla sull’efficacia reale della messa a terra, cioè quanto bene il tuo dispersore (il picchetto nel terreno) sia in grado di disperdere la corrente in caso di guasto.

La vera prova di efficacia, secondo le normative di sicurezza, è la misurazione della resistenza di terra che deve essere eseguita da un professionista con un terrometro. Solo questo strumento può dare un valore affidabile, che deve rispettare i limiti imposti dalla normativa (es. < 10 Ohm).

In sintesi, l’analisi con il tester è una verifica preliminare utile ma non risolutiva. Se riscontri problemi di continuità o tensioni anomale, è indispensabile chiamare un elettricista qualificato per un’indagine approfondita e una misurazione certificata.

Tester di messa a terra

Panoramica del Prodotto

Questo tester di resistenza di terra è uno strumento di misurazione multiuso e versatile, pensato per professionisti che operano in diversi settori, dall’agricoltura all’elettronica, fino alle telecomunicazioni. Le sue funzionalità non si limitano alla sola resistenza di terra, ma coprono un’ampia gamma di misurazioni elettriche.


Punti di Forza

  • Multifunzionalità: La sua capacità di eseguire misurazioni a 3 fili o 2 fili lo rende adattabile a diverse situazioni. Oltre alla resistenza di terra, può misurare tensioni CA (fino a 600V) e, cosa notevole, tensioni CC (fino a 1500V), il che lo rende utile anche per il testing di sistemi solari. La possibilità di testare la tensione di interferenza in serie e la resistenza residua dei cavi aggiunge un ulteriore livello di completezza.
  • Semplicità d’uso e automazione: L’approccio “misurazione rapida con un solo pulsante” semplifica notevolmente il lavoro sul campo. La funzione di misurazione automatica è un grande vantaggio: il dispositivo si stabilizza da solo, fornendo un risultato chiaro (“OK” o “NG”) che indica immediatamente se la misurazione è valida. Questo riduce la possibilità di errori e velocizza il processo di diagnosi.
  • Gamma di misurazione estesa: Gli intervalli di misurazione della resistenza (da 0,03 Ω a 2000 Ω) coprono praticamente ogni esigenza standard per questo tipo di test. L’ampio intervallo per la tensione CC è un plus significativo.
  • Applicabilità: Il tester è descritto come uno strumento adatto a una vasta gamma di applicazioni, tra cui la verifica di parafulmini, sistemi di distribuzione elettrica, ferrovie e apparecchiature agricole. Questa flessibilità lo rende uno strumento prezioso per diversi professionisti.
  • Kit completo: L’elenco dei componenti inclusi è un grande valore aggiunto. Ricevere il tester insieme a pali di terra ausiliari, cavi di diverse lunghezze, batterie e una borsa per il trasporto significa che il prodotto è pronto all’uso appena estratto dalla confezione, senza la necessità di acquistare accessori aggiuntivi.

Aspetti da Considerare

Non emergono difetti evidenti dalla descrizione, che si concentra sui benefici del prodotto. Tuttavia, un utente più esperto potrebbe voler conoscere dettagli specifici non menzionati, come la precisione delle misurazioni in base all’intervallo, la robustezza della scocca o la durata delle batterie in condizioni di utilizzo intenso. Questi dettagli, non presenti nella descrizione, sarebbero utili per una valutazione più approfondita.


Giudizio Complessivo

Sulla base delle informazioni fornite, questo tester si presenta come uno strumento estremamente funzionale e affidabile. La combinazione di misurazioni multifunzionali, la facilità d’uso e il kit completo lo rendono una scelta eccellente per professionisti che necessitano di un dispositivo preciso e versatile per testare la resistenza di terra e altre grandezze elettriche in vari contesti lavorativi.

La messa a terra in contesti difficili

In contesti complessi come montagna e campagna, la stesura di una linea di messa a terra richiede attenzioni particolari a causa delle caratteristiche specifiche del suolo, che influiscono direttamente sulla sua efficacia. La resistenza del terreno è un fattore cruciale, e varia notevolmente in base alla sua composizione, umidità e temperatura.


Fattori da considerare

  • Resistività del terreno: È il parametro più importante. Terreni rocciosi (granito, arenaria) o calcarei hanno un’alta resistività e sono meno conduttivi. Al contrario, terreni argillosi, limosi o umidi offrono una bassa resistenza, rendendo più semplice la dispersione. In montagna, il suolo è spesso roccioso, mentre in campagna può variare.
  • Profondità: In montagna e campagna, il terreno può essere meno profondo o molto roccioso. È fondamentale che i dispersori, come i picchetti di rame o acciaio zincato, siano installati in profondità per raggiungere strati di terreno umido e più conduttivi. Se il terreno superficiale è secco o pietroso, la resistenza sarà molto alta.
  • Esposizione agli agenti atmosferici: In montagna, le condizioni climatiche estreme (gelo, neve) possono alterare la resistività del terreno, così come la siccità in estate in campagna. È essenziale che l’impianto sia robusto e resistente alla corrosione.
  • Frequenza delle verifiche: Le condizioni del terreno non sono statiche. Per questo motivo, in contesti difficili è ancora più importante eseguire verifiche periodiche per misurare la resistenza di terra e assicurarsi che l’impianto mantenga la sua efficacia nel tempo.

Accorgimenti pratici

  • Aumento della superficie di contatto: Se il terreno presenta un’alta resistività, un singolo picchetto potrebbe non bastare. È necessario aumentare la superficie di contatto con il suolo. Si possono utilizzare più dispersori collegati tra loro, posizionati a una distanza minima di 2-3 metri l’uno dall’altro. In alternativa, si possono usare dispersori a rete o a corda (dispersore orizzontale) che coprono un’area più ampia.
  • Utilizzo di dispersori di lunghezza maggiore: Per superare strati superficiali di terreno poco conduttivo, si possono impiegare picchetti più lunghi o modulari, in modo da raggiungere strati più profondi e umidi.
  • Impianto in cemento armato: In alcuni casi, come per le fondazioni di un edificio, si può sfruttare il cemento armato come dispersore naturale. I ferri d’armatura, opportunamente collegati, possono formare un’ottima maglia di terra.
  • Miglioratori di conducibilità: Sul mercato esistono specifici prodotti che, mescolati al terreno attorno al dispersore, possono migliorarne la conducibilità elettrica, riducendo la resistenza complessiva dell’impianto.
  • Protezione meccanica e dalla corrosione: I conduttori di terra devono essere protetti dagli sforzi meccanici e dalla corrosione, che può essere accelerata da un terreno aggressivo. È fondamentale utilizzare materiali robusti (rame, ferro zincato) e, se necessario, protezioni aggiuntive.

L’impianto di messa a terra deve essere sempre realizzato da un professionista qualificato in conformità alle normative vigenti (come la norma CEI 64-8) per garantire la massima sicurezza.

Come si fanno le gettate per i gazebo

Il gazebo in giardino è un’ottima soluzione per ombra, fresco e relax, ma spesso il terreno non è adatto. Ci sono alcuni che si limitano ad avvitare la base, ma il rischio di decapitare i bulloni per via del vento sono troppo alti. In un giardino con terra, inoltre, non è praticabile e non basta ficcare i pali in terra, perchè marciscono o cadono per via della cedevolezza del suolo. Andiamo a dettagliare alcuni aspetti della realizzazione della gettata per i pali del tuo gazebo:

Tipo di cemento e proporzioni

  • Cemento: Scegli un cemento appositamente formulato per gettate in opera. Generalmente, un cemento con resistenza a compressione di 250 kg/cm² è adeguato per un gazebo.
  • Sabbia: Utilizza sabbia pulita e ben graduata, senza argilla, ma non sabbia d mare, mi raccomando, perchè non si lega ed emette abbastanza salmastro da corrodere ogni tipo di palo, legno o metallo e persino quelli di resina ne risentono.
  • Ghiaia: Opta per una ghiaia con granulometria variabile, in modo da ottenere un calcestruzzo ben compatto. In caso scegli una premiscelata chiedendo sempre a chi te la vende se è adatta.
  • Proporzioni: Le proporzioni ideali possono variare leggermente in base al tipo di cemento utilizzato. In generale, una buona proporzione è 1 parte di cemento, 2 parti di sabbia e 3 parti di ghiaia. L’acqua va aggiunta gradualmente fino a ottenere un impasto lavorabile.

Armatura:

  • Funzione: L’armatura in ferro aumenta notevolmente la resistenza a trazione del calcestruzzo, prevenendo eventuali fessurazioni.
  • Tipo di ferro: Utilizza tondini di ferro liscio o nervato con diametro di 8-10 mm.
  • Posizionamento: Inserisci i tondini di ferro all’interno del tubo in PVC prima di versare il calcestruzzo, legandoli tra loro con del filo di ferro.

Curing:

  • Importanza: Il curing è fondamentale per garantire la resistenza del calcestruzzo nel tempo.
  • Metodo: Copri la gettata con un telo di plastica umido o utilizza prodotti specifici per il curing. Innaffia regolarmente il calcestruzzo durante i primi giorni.
  • Durata: Mantieni il calcestruzzo umido per almeno 7 giorni, preferibilmente 14.

Altre considerazioni:

  • Terreno: Se il terreno è argilloso o molto umido, potrebbe essere necessario realizzare un sottofondo in pietrisco compattato prima di versare il calcestruzzo.
  • Clima: Evita di lavorare in giornate molto calde o molto fredde. Le temperature estreme possono influire negativamente sulla presa del cemento.
  • Sicurezza: Indossa sempre i dispositivi di protezione individuale (guanti, occhiali, scarpe antinfortunistiche) durante i lavori.

Calcolo delle quantità:

Per calcolare la quantità di materiale necessaria, puoi utilizzare apposite calcolatrici online o rivolgerti a un rivenditore di materiali edili. Ti serviranno le seguenti informazioni:

  • Volume del foro
  • Proporzioni del calcestruzzo
  • Peso specifico del cemento, della sabbia e della ghiaia

In sintesi:

Realizzare una gettata di cemento per i pali del gazebo richiede un po’ di impegno, ma è un’operazione alla portata di tutti con un po’ di manualità. Seguendo questi consigli e prestando attenzione ai dettagli, otterrai una struttura solida e duratura.

Come usare un cercafase

In Italia lo standard elettrico prevede sostanzialmente tre fili: fase, neutro e terra, per scopi domestici. Poi sono le versioni industriali, senza scendere troppo nel dettaglio. Non fate l’errore di confondere terra con neutro, perché causereste immancabilmente un corto circuito prima o poi.

È sufficiente, infatti, che l’utilizzatore attaccato alla rete elettrica in cui avete sbagliato il montaggio, abbia una resistenza piccola per avere un corto circuito ed esporvi a seri rischi.

La fase rappresenta l’effettiva pensione che tiene misurata nei confronti del neutro. Non è un’azione da provare, non lo fate, è soltanto teoria, ma toccando il neutro in rischio di uno shock elettrico è tendenzialmente bassissimo ed è molto difficile pendere la scossa con un impianto ben realizzato. Con la fase, invece, se non avete un isolamento da terra la scossa (shock+ospedale+morte, quando va male) è assicurata.

La terra, invece, è un altro terminale che si connette alle parti in metallo degli utilizzatori, per esempio la carcassa del frigorifero piuttosto che nel telaio della stufa a pellet per prevenire gli incidenti in caso di corto circuito.

Infatti la corrente sceglierà la via a impedenza più bassa, che nel nostro caso è il terreno e scaricherà lì, invece che su di voi, causando il distacco dell’impianto elettrico e altri problemucci.

Fatta questa premessa generalissima se vuoi degli approfondimenti ti lascio qualche link

https://it.wikipedia.org/wiki/Corrente_elettrica

Potrebbe occorrere una misurazione per capire qual è la fase e qual è il neutro, visto che in Italia possono essere montati come ci pare nelle prese, cosa che non accade per esempio in altri Stati come da Svizzera o l’Inghilterra dove lo standard è più rigido e paranoico.

In questo caso quello che ti serve non è il tester. Questo, infatti, è uno strumento che dice quant’è la tensione tra due terminali e basta non vi da alcune indicazione, nella versione di base almeno, su qual è fase e quale neutro, ma soltanto se la tensione è corretta.

Ti ricordo che in Italia si parla di 220 volt, ma questa tensione non si trova da nessuna parte. È il riferimento allo standard, perché può anche superare i 245 volt ed essere perfettamente a norma senza rischio di distruggere i vostri preziosi apparecchi, che sono stati progettati proprio per sopportare questo shock senza variazioni considerevoli di prestazioni.

Quello che ti serve è un cercafase. Si tratta di un oggetto dotato di due terminali collegati tra loro da una lampadina al neon a luce rossa e una resistenza molto grande, per ridurre la corrente circolante.

Se prendete un cercafase con 2 puntalini, potete scoprire se la corrente è presente in una presa senza conoscerne però l’effettiva entità. Potrebbe anche essere a bassa tensione, per esempio perché c’è una dispersione forte ma sufficiente per far accendere la lucina e in alcuni casi potrebbe anche segnarvi assenza di tensione quando in realtà questa c’è, ma è sotto la soglia di accensione del neon.

Quindi se la toccate prendete la scossa. È una cosa che succede abbastanza spesso nelle vecchie imbarcazioni con 80V A.C..

Tornando a no,i l’altra soluzione è quella a cacciavite dove uno dei puntalini è semplicemente un contatto sull’impugnatura del cacciavite stesso. Il riassunto del funzionamento è che bisogna prendere un puntalino e metterlo nella presa tenendo un dito, con le scarpe isolate però e non a contatto con conduttori che possono causare dispersione a terra, altrimenti la scossa non ve la leva nessun,o tenendo l’altro dito sul puntalino libero.

Se si accende la luce avete trovato la fase se non si accende siete sul neutro o l’impianto non funziona o è staccato. Se nessuno dei tre punti di misurazione cioè i due buchi per le spine e quello per la terra che si trova al centro vi danno corrente, allora dovete utilizzare il tester per capire che cosa succede, o un rilevatore di ramo aperto.